Primavera, estate, autunno, inverno… ed ancora primavera

25 08 2008

Oggi vogliamo ispirarci e prendere spunto dal film di Kim Ki-duk “PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO INVERNO… ED ANCORA PRIMVERA” il film è il racconto simbolico delle quattro stagioni di un essere umano che vive in un eremo insieme al suo maestro buddista. In primavera il bambino cresce e fa la prima esperienza del rimorso e del dolore. In adolescenza conosce la cecità della passione d’amore, fino a sperimentare la fuga con una ragazza di passaggio. In autunno quella stessa passione conduce il giovane uomo verso la follia della violenza. In inverno l’uomo maturo ritorna nell’eremo e tira le somme della propria esistenza, imparando e cogliendo la saggezza frutto dell’esperienza. Un altro bambino, in un’altra primavera, nello stesso eremo, comincerà lo stesso ciclo daccapo, come se alle sue spalle, prima di lui, nulla fosse successo. La vicenda narrata è simbolicamente l’allegoria dell’incedere dell’esistenza umana.

Il pensiero portato avanti dal regista ed espresso nella pellicola è la forza ed in-controllabilità delle passioni che possono governare l’essere umano. La passione verso qualcosa (un essere umano, la vita stessa, verso le cose, o verso le situazioni) ci fa nascere dentro la voglia del possesso esclusivo rispetto a quella persona o a quella cosa, con l’obiettivo di garantirci ad vitam l’emozione inebriante che solo il possederla riesce a generare in noi. Con un pizzico di lucidità e buon senso potremmo capire come questo possesso è la nostra schiavitù per quella situazione, persona, o cosa, fino al punto di trasformare il piacere e la felicità del possesso in paura di perdere, rabbia, frustrazione. Questa coscienza è mascherata dalla perdita di lucità, apriamo le porte all’inganno ed alla violenza come estrema azioni manutentiva dello status raggiunto e “posseduto”.

il passaggio al mondo delle aziende è pressocchè immediato e scontato data la molteplicità di situazioni che, in ambito professionale, possono determinare il germe della passionalità possessiva.

Uno dei virus più potenti è quello della “carriera” declinabile in altri batteri quali la “qualifica”, “stipendio”, “benefit”, “numero dipendenti”, “tipo di ufficio” etc etc etc.

La carriera, comincia a nutrire l’uomo dando la sensazione di immortale onnipotenza provata dal bambino, con la semplice differenza che nel bambino c’è una quota importante di ingenuità ed innocenza a fungere da deterrente.

Nel caso del Manager questa potentissima  leva motivazionale “carota” è l’obiettivo, o il lavoro stesso e questo fino a mettere in secondo piano regole, deontologie varie, rispetto degli altri, macro obiettivi aziendali. “carota” che una volta consumata è rimpiazzata da una più grande e nutriente: infatti, a qualunque livello di carriera si arrivi ci sarà sempre un capo sopra di te, o un concorrente nel mercato avanti a te ed un bel pò di gradini da scalare. . .

Insomma, come direbbe Kim Ki-duk, “non” bisogna appassionarsi troppo alle chimere aziendali, perchè da queste potrebbe nascere un insano bisogno di possesso i cui effetti collaterali possono rivelarsi troppo dannosi. Anzi, aggiungerebbe, le cose – comprese quelle professionali – è meglio viverle con il giusto “disincanto”, in modo da essere sempre noi a padroneggiarle più che essere governati e dirette dalle passioni.

E qui ri-conducendo il tutto al continuo sviluppo imprenditoriale ed aziendale che il manager è chiamato a creare anche e soprattutto per garantire la crescita del proprio capitale umano e dell’azienda in toto sorge una domanda: Cosa direte domani al vostro collaboratore che d’improvviso rallenta i propri ritmi di lavoro o utilizza strategie a noi occidentali più familiari come i permessi per malattie o altro, perchè ha visto il film di Kim Ki-duk ed ha deciso di perseguire la via del disincanto ed ha scelti di vivere “un sano” distacco rispetto al lavoro?


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Una risposta

27 08 2008
Sagittario78

Ok il concetto di “sano” ma….Mi chiedevo quanto “un sano” distacco rispetto al lavoro ci possa tornare a favore in ambienti di lavoro in cui di fatto viene maggiormente premiato chi si dedica (o fa finta di…) anima e corpo al lavoro sperimentando il virus della “carriera”….non è che questo virus che attacca qualcuno di noi in qualche modo va a influenzare anche gli altri che lavorano all’interno di quel gruppo?
Certo….dovremmo trovare un equilibrio…

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